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La storia e la memoria

9 settembre '43. Il re e Badoglio fuggono da Roma

Roma - Alle 4,30 del 9 settembre, il giorno dopo l’annunzio dell’armistizio, cinque grosse automobili uscirono da Villa Savoia a Roma.

Nella prima, una Fiat 2800, c’erano il re, la regina, la dama di compagnia contessa Jaccarino, l’aiutante di campo del re colonnello De Buzzeccarini, nella seconda Badoglio, il duca Acquarone, il maggiore Valenzano nipote e segretario di Badoglio, nella terza il principe Umberto di Savoia,un generale e due ufficiali, nella quarta il cameriere del re e la cameriera della regina con i bagagli, nell’ultima auto, una Fiat 1500 il generale Puntoni e due attendenti.
Il convoglio percorse la via Tiburtina, quindi la via Valeria ed a 15 chilometri da Pescara si diresse a Chieti e da qui a Crecchio, un piccolo paese nell’interno con qualche centinaio di abitanti, isolato ed in cima ad un colle.
Il motivo della deviazione, era stato voluto da Badoglio che doveva decidere se partire per il sud d’Italia, in parte in mano agli alleati, utilizzando un aereo dall’aeroporto di Pescara oppure partire per mare con una nave da Pescara o da Ortona.
In attesa delle decisioni, il corteo reale fu accolto intorno a mezzogiorno, a Crecchio, nel castello dei duchi di Bovino. Durante il pranzo,la duchessa di Bovino Antonia Caetani d’Aragona, chiese a Badoglio “Eccellenza che sta succedendo? ”Il generale rispose che stava portando le loro Maestà in salvo e che una ventina di giorni dopo le avrebbe riportate a Roma. Osò domandare ancora: ”E di sua eccellenza Mussolini che ne succederà ?”La risposta di Badoglio fu secca: ”Forse lo libereranno”.
Il pomeriggio e la serata continuò nell’ attesa poi alle 23 tutto il corteo di auto si rimise in movimento dirigendosi verso Ortona. Cosa era successo?
Sin dalla sera prima Badoglio e l’ammiraglio De Courten avevano dato ordine a tre navi, la corvetta Baionetta che era a Pola, la Scimitarra che era a Brindisi ed all’incrociatore leggero Scipione l’Africano che era a Taranto di convergere su Pescara. Nel frattempo nel pomeriggio del 9 erano giunti a Chieti da Roma un centinaio di generali ed alti ufficiali, tutto il comando supremo. Le loro auto di grande cilindrata occuparono il centro della città  anche perché avevano i serbatoi vuoti e gli autisti cercavano disperatamente la benzina per farli ripartire. A mezzanotte la corvetta Baionetta giunse in prossimità di Ortona. Furono affittati per il trasbordo dalla terraferma alla nave  due pescherecci, il Littorio e la Nicolina – che in realtà poi nessuno avrebbe pagato – A mezzanotte e mezzo il re, la regina, il principe Umberto e le più alte cariche dello stato si imbarcarono ed ebbero la sorpresa di trovare sulla nave Badoglio e De Courten che all’insaputa di tutti si erano imbarcati a Pescara già dal pomeriggio. Moltissimi generali cercarono di salire a bordo ma secondo quanto ebbero a riferire più tardi i capibarca Vincenzo Diomedi e Sebastiano Fonzi, più che di un trasbordo si trattò di un arrembaggio, reso drammatico dal buio della notte.
”Prima i generali” gridò l’ammiraglio De Courten ma nessuno lo ascoltò. Il comandante del Baionetta fu costretto a togliere il barcarizzo e moltissimi generali, strepitando e supplicando rimasero sui due pescherecci ed alla fine  tornarono indietro.
Alle 16 del 10 settembre il Baionetta giunse a Brindisi. Nel ridotto spazio poppiero della piccola nave erano seduti su semplici poltroncine in legno e tela, il re, il maresciallo Badoglio, l’ammiraglio De Courten ed altri personaggi di altissimo rango. Nella luce del crepuscolo la scena sembrava materializzare la catastrofe, un vero crepuscolo degli dei.

© RIPRODUZIONE RISERVATA | Giancarlo Cocco

inserito il 9 9 2010 alle 12:11
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